L’IDEOLOGIA DOMINANTE AL TEMPO DELLA CRISI

Dalai Lama in Bangalore visits Bangalore.Sul Corriere della Sera di oggi Ennio Carretto ci fa sapere che «sul Capitalismo il Dalai Lama la pensa come Papa Francesco». La cosa non mi sorprende affatto, conoscendo la bontà d’animo e l’inclinazione misericordiosa dei due santissimi uomini. Ma vediamo in breve la concezione “capitalistica” del Dalai Lama.

Il capitalismo non deve essere incentrato sul profitto ma sul bene comune. Esso deve ritornare alla sua originaria funzione di opportunità per gli uomini di buona volontà e di rete di protezione per i più deboli. Il capitalismo è soggetto alle regole della morale non a quelle del materialismo, e quando queste prevalgono su quelle, esso da forza costruttiva diventa forza distruttiva. Il capitalismo non è un fine ma uno strumento. Poiché ha generato molte diseguaglianze fra gli uomini, facendo crescere a dismisura il divario fra ricchi e poveri, il Capitalismo va riesaminato.

imagesS6396PGTScommetto che non solo Papa Francesco, ma che la quasi totalità dei politici e degli intellettuali di “destra” e di “sinistra” sottoscriverebbe le “impegnative” parole del Dalai Lama. In realtà, si tratta dell’ideologia dominante al tempo della crisi, quando si tratta di convincere i dominati e tutti i maltrattati dalla crisi che il “sistema” è fondamentalmente giusto, salvo correggere certe sue “disfunzioni”, certe sue magagne dovute al fatto che niente può essere perfetto in questo mondo. Solo dei materialisti (“storici”, in questo caso) possono insinuare che il profitto sia l’alfa e l’omega dell’economia capitalistica, e che dunque il “sistema” non va semplicemente «riesaminato», ossia riformato, ma piuttosto superato in avanti, in direzione della Comunità umana netta di profitto, di denaro, di merci, di politica, di classi sociali, di Stato: che pericolosa Utopia! Non più ricchi e poveri ma semplicemente uomini? Ma non sogniamo! Nell’Alto dei Cieli, forse… E poi, come la mettiamo con la tragica esperienza del comunismo reale (vedi la Cina di Mao, ad esempio)?

Una domanda, quest’ultima, che può imbarazzare solo gli stalinisti 2.0 d’ogni tendenza politica, non certo chi ha da sempre cercato di demistificare la più grande menzogna del XX secolo. Buona e non utopistica Pasqua a tutti!

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