MALEDETTI SAPIENS!

Non toccate quelle mani! Potreste contagiarvi.

Mario Tozzi, La Stampa, 16/03/2020:

«In teoria i sapiens comprendono la realtà e vi si adattano o la modificano a proprio vantaggio. Sono realmente sapiens, però, quando questo piegarla non diventa un boomerang. Esattamente quanto sta accadendo con la pandemia da Covid-19. Dalla rivoluzione industriale in poi gli uomini hanno sostanzialmente mutato il volto del pianeta, creando addirittura un periodo geologico che chiamiamo Antropocene, segnato dalle conseguenze delle nostre attività. Questa mutazione si è declinata in tanti modi, ma possiamo riassumerla in uno solo: lo sconvolgimento degli ecosistemi preesistenti. Ciò si traduce in una perdita di natura complessiva che ha, fra le altre conseguenze devastanti, le pandemie che, dunque, non sono affatto casuali. Quando tagli una foresta tropicale, sottrai habitat a pipistrelli e altri animali che ospitano virus e batteri e che sono costretti a cercarsi un altro posto, in genere nei pressi degli allevamenti intensivi o delle periferie urbane. Con tutto il loro corredo di microrganismi. In pratica è come se noi stessi li invitassimo a nuove mense, magari attraverso ospiti-serbatoio, come potrebbe essere stato il caso del pangolino cinese».

Anche in questo senso l’attuale crisi sanitaria è una crisi sociale a tutto tondo, “a 360 gradi”, cioè non solo nei suoi effetti ma anche nella sua genesi e nella sua rapida espansione. Sul concetto di Antropocene rinvio a un mio vecchio post: LA CRISI ECOLOGICA NELL’EPOCA DEL CAPITALE.

«Ma se la situazione è questa, ecco che abbiamo anche la soluzione: basterebbe comprendere che il vero antivirus che abbiamo a disposizione è proprio la conservazione della natura, e in particolare delle foreste tropicali, specialmente quelle del Sud-Est Asiatico. Non è solo l’aspetto ecologico a spingerci verso una gigantesca riconversione ambientale delle attività produttive che comporti zero consumo di suolo e limitato consumo di risorse, oggi è soprattutto la salvaguardia della salute umana e dei viventi. Ma questi aspetti ci erano sconosciuti? E perché eravamo così impreparati? Perché è tipico dei sapiens non prepararsi al peggio probabile, se non è inevitabile».

Caro Tozzi, e se agissimo in vista del meglio umanamente possibile, anziché prepararci al peggio probabile? E se incarnassimo noi stessi, qui e ora, questa possibilità, questa umanissima speranza? Se non ora, quando? «Utopia! Inammissibile utopia! Tanto più oggi, quando ci sono molte vite da salvare. Sii più realista e meno sapiens!» È giusto, mi piego. Dopo tutto, chi sono io per oppormi all’insindacabile giudizio della Scienza? Un sapiens qualsiasi! «Ecco, appunto!».

2 pensieri su “MALEDETTI SAPIENS!

  1. Un commento da Facebook:

    Essersi imbattuti ne “La Dialettica dell’Illuminismo” senza una prospettiva di classe conduce dritti nelle braccia del decrescismo e della tecnofobia, e da questi a benedire “le virtù del virus” che apre il tempo-kairós dell’Evento (Rocco Ronchi) o che “sta agendo per il clima” (Cristina Gabetti). Per questo dovremmo riscrivere oggi quel saggio coi doverosi addenda.

  2. Pingback: A CHE PUNTO È L’INCUBO | Sebastiano Isaia

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