PIÚ LOTTA PER TUTTI!

INDUBBIAMENTE!

Dalla mia prospettiva la lotta «selvaggia e irresponsabile» dei cosiddetti Forconi, o di altri movimenti e categorie professionali, non appare affatto un problema. Un problema invece mi appare l’assenza di un’analoga lotta, magari ancora più «selvaggia e irresponsabile», che veda protagonisti i lavoratori dell’industria e del commercio, i precari, i disoccupati, gli studenti, gli immigrati, i ceti medi sempre più declassati e proletarizzati, e tutti i «soggetti sociali» che a vario titolo avvertono sulla propria pelle i morsi della crisi economica.

Coloro che sono avvezzi a blaterare di “Rivoluzione” a ogni scorreggia del processo sociale, e che oggi esibiscono un fin troppo sospetto rigore “classista” dinanzi a un movimento sociale che evidentemente non si acconcia al loro cliché ideologico, dovrebbero piuttosto concentrarsi sul problema costituito dall’impotenza politica e sociale delle classi dominate. Invece di misurare il grado di spontaneità dei movimenti sociali, dimostrando in tal modo tutta loro ingenuità riguardo alla reale dialettica sociale (la spontaneità non è mai scissa da un qualche elemento di soggettività, non importa quanto “reazionario” o “rivoluzionario” esso sia), questi puristi della “lotta di classe” farebbero bene ad attaccare l’ideologia dominante delle compatibilità economiche e della solidarietà nazionale, la quale costituisce da decenni l’orizzonte politico-ideale delle classi lavoratrici. Vittime di questa ultrareazionaria ideologia sono soprattutto i lavoratori dal cui sfruttamento nelle aziende industriali (agricoltura compresa, ovviamente) dipende la potenza capitalistica del Bel Paese, e che per questo sono marcati stretti dai sindacati e dai partiti di «sinistra», sempre pronti a inchinarsi al Moloch del Bene Comune quando la Repubblica Democrazia fondata sul lavoro salariato esige sacrifici.

Chi si illude che la precettazione e la repressione dell’attuale movimento «ribellista» non abbia conseguenze sull’agibilità delle lotte operaie che si annunciano (?), dimostra di non capire nulla della società vigente. Il manganello che oggi si adagia comodamente sulla testa «fascistoide» del camionista, non è che un avvertimento a chi non ne vuol sapere degli interessi nazionali. Ahi!

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