SUL MOVIMENTO DEI FORCONI

Nella mia odierna nota sull’Europa ho scritto, di passata, che «Leghismo e Forconismo sono le facce della stessa medaglia: la crisi del Sistema-Paese». Questo giudizio ovviamente va precisato meglio, ma sbaglierebbe chi vi vedesse una presa di posizione liquidatoria, nei confronti di entrambi i fenomeni. Piuttosto è un invito ad approcciarvisi seriamente, e soprattutto senza i consueti schemini ideologici che si arrestano alla superficie dei fenomeni, e che fanno sorgere nella testa di molti, troppo avvezzi all’economia di pensiero, sillogismi pavloviani di questo tipo: Camionisti = Cile = Fascismo = urge chiamare la polizia, o i nuovi partigiani, affinché l’Ordine Costituzionale sia ripristinato. Già da diverse sponde di Miserabilandia si sente questo ritornello: «La mafia sta strumentalizzando la giusta protesta delle categorie». In Sicilia la mafia, più o meno reale, è come il prezzemolo: la puoi trovare praticamente in qualsiasi discorso. Sono sicuro che se Lenin, anziché Vladimiro, si fosse chiamato Turiddo, avrebbe fatto la fine di Salvatore Giuliano. Altro che treno piombato e marchi tedeschi! Il carretto siciliano piombato, tutt’al più. Però il leader bolscevico la coppola la portava davvero. Cassata alla Siciliana ci cova?

Comunista, sugnu!

Alla fine degli anni Ottanta si sviluppò in Sicilia un forte movimento sociale di piccoli proprietari di casa, i cosiddetti «abusivi per necessità». Rivendicavano una sanatoria e tutto quello che è connesso a un problema di abusivismo edilizio. Anche allora l’isola fu stressata da giorni di blocchi stradali, e i negozi presto esaurirono la mercanzia, le pompe di benzina il carburante e così via. L’insularità, d’altra parte, non è un’opinione, ma una condizione dell’anima. Almeno a dare ascolto a Tomasi di Lampedusa, il quale scriveva che «il carattere nostro è condizionato da una terrificante insularità d’animo». Di qui la necessità del mitico (mica siamo in Giappone, o negli Stati Uniti!) Ponte sullo Stretto? Non so per l’anima, o per il carattere sei sicelioti, ma per la modernizzazione capitalistica, cribbio, sì! Il Nostromo è dunque per il famigerato Ponte sullo Stretto, notoriamente un’«opera di destra»? Tranquilli: egli è per il superamento del capitalismo, arretrato o modernizzato che sia. Con o senza Ponte, la cui mancanza rende meno competitivo il Sistema-Paese, non il suo ragionamento. Mi scuso per la terza persona, e ritorno in me.

Anche allora la «sinistra» non ne volle sapere di indagare le ragioni di quella «rivolta vandeana», perché lo schemino diceva che gli abusivi, ancorché per necessità, sono una massa di manovra per la destra, la quale spinge la gente all’illegalità, all’evasione fiscale e alla distruzione del paesaggio. La cosa mi irritava tanto più, quando vedevo che a fare l’analisi del sangue ai movimenti sociali, per verificarne i carati “classisti”, erano personaggi che ancora pregavano con la faccia rivolta, chi verso Mosca, chi verso Pechino. Alcuni anche verso Tirana e l’Avana.  Da quale pulpito!

Naturalmente non si trattava, per me, di sposare acriticamente le rivendicazioni di quel movimento, né, men che meno, di coltivare le solite illusioni “rivoluzionarie” (in Italia, appena vola un ceffone, si grida alla Rivoluzione!), ma di imparare a leggere il disagio sociale come esso si dà concretamente (e si dà sempre in modo maledettamente complesso, irriducibile a schemi interpretativi confezionati in astratto), capirne la fenomenologia, comprenderne il profondo significato sintomatico. Soprattutto mi interessava mostrare ai miei interlocutori ammalati di feticismo democratico e di non-violenza programmatica (ideologica), come la lotta condotta fuori dal quadro delle compatibilità economico-sociali possa diventare non una scelta, ma una stringente necessità.

Esattamente con questo atteggiamento oggi guardo al cosiddetto Movimento dei Forconi. Se mi arrestassi al nome, ad esempio, dovrei chiudere subito la pratica, e chi conosce il mio punto di vista sui forcaioli, di «destra» e di «sinistra», nonché sul Fascismo2.0 comprende ciò di cui parlo. A quanto ne so, quel brutto marchio di fabbrica sconta la sua origine agroalimentare. Insomma, Travaglio e Il Fascio Quotidiano non c’entrano. Ed è già qualcosa. In compenso, si dice, quel Movimento è finito nelle grinfie di fascisti, mafiosi, «indipendentisti di destra» e gentaglia di simile conio. «Quella gente vota Berlusconi!» E chi se ne frega, non lo vogliamo aggiungere? E se avesse votato per Bersani, o per Bertinotti, ovvero per Vendola, o per un altro campione della cosiddetta «sinistra», quel Movimento sarebbe stato più «potabile», per usare il gergo del salumiere che guida il PD?

Vorrei correre. Ma non ho ancora imparato a camminare!

La fenomenologia dei fenomeni sociali non deve farci paura, né deve ingannarci. Con questo sto dicendo che aderire a quel Movimento è cosa bella e giusta? O che sostenerlo politicamente è facile come bere un bicchiere d’acqua? No, anche perché per me non si tratta semplicemente di «fare casino», ma nel casino cercare un senso, un filo da tirare per far venire fuori qualcosa di fecondo. E ciò che è fecondo, a mio giudizio, è stimolare la capacità di reazione dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei ceti medi declassati. Invece di dire al proletariato (i tempi danno un senso alle parole!) che «quella gente vota a destra», ovvero «sono dei violenti, degli evasori fiscali, dei mafiosi, dei corporativi, degli antieuropei, dei disfattisti» e via di seguito col vocabolario redatto dal Governo che vuole salvare l’Italia, bisogna convincerlo che è venuto il momento di mettere in campo la stessa capacità di lotta dei bottegai, degli evasori, dei padroncini, dei pescatori, degli agricoltori, dei tassisti e di chiunque lotti in modo intransigente per i suoi interessi materiali. Basta con le sacre compatibilità economiche, che sono le compatibilità del Paese, ossia delle classi dominanti. Basta con la politica del «sedersi attorno a un tavolo», per trovare una soluzione che non intacchi gli interessi generali del Paese, e basta con l’illusione delle «manovre finanziarie alternative», che suggerisce alla gente l’idea chimerica che basta cambiare un governo, per risolvere la crisi economica. Questo filo, a mio avviso, bisogna tirare, approfittando di qualsiasi episodio di conflittualità sociale, per quanto spurio, controverso e transitorio. Senza enfasi ideologica né puzza sotto il naso. E soprattutto con la coscienza che ancora dobbiamo imparare a camminare. Almeno per me è così. Fine della prima puntata.

6 pensieri su “SUL MOVIMENTO DEI FORCONI

  1. Insomma, detto in due parole, qualsiasi occasione per far casino è buona, visto che ogni evento che possa creare uno spazio di crisi nel capitale è buono di per se? No, caro Seba, mi pare che gli elementi da considerare siano ben di più:
    1) chi ti garantisce l’effettiva spontaneità di questi moti? sai meglio di me quanto il popolo possa essere facilmente manovrato soprattutto in tempi di crisi. Guarda qui: http://violapost.wordpress.com/2012/01/19/esclusivo-forconi-nominano-primi-referenti-regionali-tutti-di-forza-nuova-foto/ concordo che la fonte è quello che è, ma sul fatto in se non si può sorvolare, e qui non si tratta della destra che si innesta su di un movimento precedente, qui è un prodotto diretto dei fasci.

    2) Anche riconoscendo una effettiva spontaneità immediata a ciò che sta succedendo, i tumulti (per usare una parola tanto di moda), sin dai tempi dei Ciompi, sono stati un qualcosa di ben diverso dai moti rivoluzionari. I tumulti nascono sempre da una necessita di categoria, di corporazione, dalla necessità di soddisfare il proprio bisogno, non ha nulla della dimensione collettiva che il moto rivoluzionario dovrebbe possedere. Mi vuoi dire prendiamo quello che passa il convento? e sia, ma non chiamiamolo con nomi falsi, riconosciamolo per quello che è. Se poi ci fa comodo nella lotta che conduciamo, ben venga, ma mi pare un altro discorso.

    3) la questione – a te certo ben nota – che poi si pone a questo punto, è la classica domanda leninista sull’avanguardia e il ruolo del partito. Ora, per quanto uno possa essere lontano – e io lo sono – da certe dottrine, non si può cadere nell’illusione che la questione si risolva nello spontaneismo movimentista. Non dobbiamo cambiare le persone, per questo ci sono già le religioni e le filosofie, bensì la struttura del potere e del dominio, questo è l’obiettivo della lotta politica, e quindi servono delle strategie e delle pratiche. Questo manca, e non solo tra i forconi, ma nella totalità dei movimenti antagonisti in Italia, che non a caso rimangono velleitari e ideologici.

    Un abbraccio, Luca

    • Luca, ho la sensazione che tu stia facendo confusione tra la fantomatica “spontaneità” di un movimento, che è una qualità illusoria ricercata della seconda metà degli antagonisti prenditempo (la prima essendo quella che ai movimenti esamina il DNA), e il fatto che ogni movimento è – “an sich” – l’espressione di una contraddizione capitalistica, prima di diventarlo “für sich”. Questo ovviamente non garantisce che la contraddizione non si manifesti come un attacco agli interessi del basso ventre di autonomi, padroncini, bottegai, trasportatori, ecc.
      Pur nondimeno ci troviamo di fronte all’espressione fenomenica di una disfunzione del meccanismo dell’accumulazione capitalistica e con esso dobbiamo confrontarci.
      Detto questo, stabiliamo due punti fermi:
      1) Un assioma: un movimento non può essere inventato, fomentato, ingigantito da qualsivoglia soggettività politica, per quanto potente, se non esiste un punto di partenza materiale che fa dell’acuirsi di una contraddizione un movimento “in potenza”.
      2) Un corollario: il compito di una autoproclamantesi avanguardia è esattamente quello di esercitare i suoi skills critici per “leggere” tempestivamente il sopravvenire di tali “momenti di picco” delle contraddizioni nella società.
      Resta da rispondere ad una domanda: a quale scopo? Su questo tornerò dopo.
      Immagina ora un tipo qualunque che ha avuto la diarrea tutta la notte. Che fa? La mattina seguente va dal medico della mutua che gli offre una diagnosi e un rimedio allopatico. Giusto?
      Immagina ora che lo stesso – ma proprio spiccicato – mal di pancia ce l’abbia avuto uno di questi tipi bio-equosolidali con sparuta barba incolta e cane d’ordinanza nonostante la triste vita frugale a cui si autocondanna. Che fa? Va dall’omeopata (che, btw, paga un sacco di soldi), il quale gli dà una spiegazione e una cura omeopatica.
      OK. Alla fine tutt’e due – il tipo e il tipo con cane – bene o male guariscono, almeno momentaneamente. Ma non è la loro salute ristabilita che che c’interessa.
      Torniamo al caso del movimento.
      Accettato che una contraddizione sociale sofferta sia alla sua origine (ti renderai conto che qui parlare di spontaneità soggettiva è futile e privo di utilità), cosa fa il movimento? Si… muove. E già, mica può tenersi le coliche, giusto? Che fa allora? Cerca un medico perché gli fornisca una diagnosi, ma soprattutto un rimedio.
      Questo “divenire” indica esattamente il passaggio dall’essere “in sé” a l’essere “per sé” del movimento con la cacarella, per continuare ad usare il lessico di Hegel.
      Passiamo dall’altra parte.
      Chi sono i medici, gli omeopati, gli stregoni e i guaritori? Soggetti che non avrebbero ragione d’esistere se non ci fossero potenziali pazienti. Per buscarsi la pagnotta, tali imbonitori, alzano le antenne diagnostiche e cercano di captare i focolai delle epidemie di mal di pancia, in modo da potersi presentare ai potenziali customers per fornirgli la loro diagnosi e la loro ricetta.
      Tra loro, inutile dirlo, una lotta per la vita e per la morte.
      Tu obietti giustamente: per quale ragione dovremmo metterci in questa lotta per la vita e per la morte tra ciarlatani? Quali remotissime possibilità abbiamo che il faro della nostra coscienza di classe allontani autonomi, padroncini, bottegai, trasportatori, ecc. dagli interessi della loro panza e li faccia alleati nella lotta anticapitalistica? Nessuna. Allora perché dovremmo raccogliere queste corna da terra e mettercele in testa? A che serve sciupare le nostre perle classiste per questi porci? C’abbiamo forse scritto “fesso” in fronte?
      E qui rispondo alla domanda che avevo lasciato in sospeso prima:
      1) Perché una contraddizione sociale non riguarda mai solo gli interessi del ceto in cui si manifesta e che gli dà voce. Nel caso in esame lascio a te il compito di elencare mentalmente le vie attraverso cui una particolare manifestazione della disfunzione del meccanismo capitalistico tracima nel territorio circostante (penso ad esempio al precariato, al proletariato non qualificato, ai lavoratori in nero, agli immigrati clandestini che saranno i primi ad allearsi coi padroncini quando vedranno minacciata la loro misera sussistenza).
      2) Perché appuntare invece l’attenzione sulla presenza di “criminali” e di “fascisti” alla testa del movimento, significa, neanche tanto implicitamente, chiedere all’apparato repressivo dello Stato di ristabilire la fottuta “legalità”.
      Ora, non so quanto sia opportuno lavorare alla criminalizzazione delle lotte in un momento di acuta crisi in cui potrebbero sorgerne mille focolai che non sempre osserveranno la legalità.
      “Ma il movimento dei forconi non è una vera lotta!” E tu pensi che lo Stato badi a queste sottigliezze?
      E ti dico una cosa in più: anche se non sono un profeta come il mighty Isaia, ti posso garantire che è una questione di ore perché gli antifascisti rendano espliciti i loro appelli alla polizia, alla magistratura, allo Stato, alla Costituzione e al loro porcoddìo contro i forconi.
      Su questo dichiaro aperte le scommesse.
      Sento già la tua ultima obiezione: “Vabbé Maurizietto, mi hai detto quello che non bisogna fare, ma ti sottrai ancora una volta dal dovere di dare indicazioni positive per la prassi”.
      Non è vero, mio caro amico, l’ho detto cosa bisogna fare: dire con tutta la forza che abbiamo cosa NON bisogna fare.
      Se seminiamo rose, fioriranno.

      “Cercate dapprima cibo e vestimento,
      e il regno di Dio vi arriverà da solo.”
      – Hegel

      Con affetto e sincera apprensione,
      mrz

  2. Mi interrogo sulla spontaneità di un movimento che nasce nel 2012 dopo 20 anni (almeno!) di crisi dei settori economici dell’isola. Dopo decenni di contributi e privilegi erogati a pioggia per esercitare il potere e ottenere il consenso. Non importa, hai ragione, la destra o la sinistra. Non importa il voto a Berlusconi o a qualsiasi altro. Ma sdoganare tutto come lotta al capitalismo non mi sento di farlo.

    • Ho riletto il mio pezzo per capire se contiene un minimo appiglio alla tua obiezione e, con tutta onestà, non l’ho trovato. Infatti, non ho parlato neanche una volta di «spontaneità» di questo movimento, né, tanto meno, l’ho «sdoganato» come movimento sociale anticapitalistico. D’altra parte, sono decenni che non vedo svilupparsi in questo Paese movimenti sociali del tipo cui fai riferimento. A parte lo sventolio di bandiere rosse e il lancio di slogan «duri e puri», intendo. Certo, in quel caso non sorgono problemi di sorta, perché l’identificazione è immediata e non si corre il rischio di fare brutte sorprese. Il problema sorge quando l’avanguardia – più o meno immaginaria – si confronta con movimenti sociali veri (ho detto veri, non anticapitalistici), i quali sono altamente problematici e contraddittori anche quando l’analisi del sangue ci rivela una purezza “classista” del 100 per cento. O pensiamo che un movimento sociale a base proletaria sia, ipso facto, classista (nell’accezione marxiana, non sociologica del termine) e scevra da magagne politiche e ideologiche? Qualcuno forse crede che il pesce “Fascista” – o “Mafioso” – non sia in grado di nuotare nelle acque proletarie? Se lo pensa, sbaglia di grosso, e la storia è, come si dice, maestra di vita. Basti pensare alla cura maniacale che agli inizi degli anni venti Hitler mise nella scelta dei colori e dei simboli del nascente movimento nazionalsocialista, un’iconografia molto vicina al sentimento “spontaneo” di un proletariato sfiancato, più che dalla guerra e dalla crisi sociale, dal sapiente gioco dei partiti borghesi in guisa nazionalista e socialdemocratica. Come dalla crisi sociale, anche la più devastante, non rampolla spontaneamente un movimento anticapitalista, dialetticamente è possibile (ho detto POSSIBILE) che anche da un movimento sociale apparentemente lontanissimo da certi schemi mentali (questi schemi è pure bene averli, per nostra comodità d’analisi, a patto che non ne diventiamo schiavi); che da un simile sgorbio, dicevo, si producano contraddizioni che le avanguardie hanno l’intelligenza di saper cogliere e usare nella loro strategia di “lunga lena”. La funzione dell’avanguardia si gioca tutta intorno a quella possibilità, perché, lo ripeto, nessun movimento sociale è anticapitalistico «in sé e per sé». Ed ecco il punto: esistono queste avanguardie? È in opera questa intelligenza teorica e politica? Per quanto mi riguarda so che devo imparare a camminare.
      Che in QUALSIASI movimento sociale – soprattutto in quelli socialmente stratificati come quello dei Forconi – sguazzino personaggi di dubbia caratura “classista”, lo do per scontato, e sul piano “dottrinale” ho sempre preso con le molle il concetto di «spontaneità», la quale è sempre associata a una qualche forma di soggettività: magari un tizio un po’ più politicizzato degli altri, un prete, un esibizionista, un carrierista, non importa chi in quel preciso momento agisce come «soggettività». Si tratta di vedere se la «soggettività classista» riesce a dare a quella “spontaneità” la sua peculiare impronta. È una sfida che la società le lancia sempre di nuovo, soprattutto in momenti di crisi economica, e che essa deve imparare a raccogliere. Mi scuso: che devo imparare a raccogliere. Come diceva Quello: «Di una cosa sono certo: di non sapere!» Certo, la cicuta vorrei risparmiarmela!
      Molte Grazie per l’attenzione Florinda. Alla prossima!

  3. Pingback: LA SINDROME DEL CONTAGIO | Sebastiano Isaia

  4. Pingback: PIÚ LOTTA PER TUTTI! | Sebastiano Isaia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...