UN’UMANITÁ GASATA

La prima vittima di una guerra è sempre la verità: ciò è stato vero in passato e lo è soprattutto oggi, in un’epoca in cui le guerre nemmeno si dichiarano, e che quando si “fanno” (magari “per procura”), spesso vengono definite “umanitarie” da chi ha interesse a promuoverle. Anche oggi qualcuno viene e ricordarcelo: «Ognuno si difende come può, ben sapendo che la prima della vittima di una guerra è sempre la verità». Così scrive oggi Alberto Negri su Il Sole 24 Ore commentando l’ennesima strage siriana. Ma c’è una verità ben più profonda, che non spetta certo agli analisti di geopolitica e ai politici che amministrano la nostra esistenza mettere in luce, che orienta la mia valutazione anche per ciò che riguarda l’episodio bellico di ieri: la natura sociale del conflitto siriano.

Un massacro in più o in meno non può certo cambiare il mio giudizio sul regime siriano e, soprattutto, su ciò che ho definito il Sistema Mondiale del Terrore, concetto che spiega anche la strage di San Pietroburgo. A suo tempo anche Giulio Regeni sperimentò la crudeltà di questo mostruoso sistema terroristico che sfrutta e uccide; tutti i Paesi del pianeta ne sono parte organica, sebbene a vario titolo e con diverso peso specifico. Anche il concetto di Imperialismo va benissimo per orientarci nel caos: grandi e piccoli imperialismi si contendono la torta del Potere (economico e geopolitico); ognuno vuole la propria fetta, anche piccola, a volte piccolissima, e sono disposti a prenderla con tutti i mezzi a disposizione. E noi, i “civili”, siamo continuamente esposti alla fenomenologia di questa guerra sistemica, che a volte reclama vittime in carne ed ossa, in Siria come in Russia, in Turchia come in Francia. Come ho scritto qualche tempo fa, siamo tutti vittime e ostaggi del Sistema Mondiale del Terrore, o Capitalismo mondiale che dir si voglia.

«L’umanità è morta oggi in Siria», ha detto ieri Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. La verità è che l’umanità muore tutti i santi giorni, ovunque nel mondo.

Ecco perché non ho bisogno di aspettare inchieste internazionali di qualche tipo (l’ONU non è che un «covo di briganti»), volte a stabilire chi ieri ha usato il gas nervino Sarin contro i civili siriani (come nell’agosto 2013: oltre 1500 morti), per schierarmi contro tutte le parti in conflitto: contro il macellaio/chimico di Damasco Bashar Assad (peraltro degno figlio di cotanto padre) e i suoi alleati, Russia e Iran in primis (con la Cina che non gli fa mancare il suo sostegno politico); e contro chi lo combatte con gli stessi mezzi non certo per far trionfare la causa della libertà, della giustizia e dei “diritti umani”, bensì per i già menzionati interessi di potere, all’interno della Siria e in tutta la regione mediorientale. E qui chiamo in causa l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Turchia, l’Arabia Saudita. L’elenco è lungo, da una parte e dall’altra, e qualche Paese può dunque essermi sfuggito. Tuttavia non commetterò il grave errore di non citare l’Italia tra le piccole/medie potenze regionali da sempre interessate a raccogliere bottino in Nord’Africa (vedi Libia) e in Medio Oriente.

Quella che va in scena ormai da sei anni in Siria non è «una guerra sporca», come dicono taluni sinistrorsi che si nascondono dietro la complessità geopolitica del conflitto forse perché si vergognano di sostenere apertamente il regime di Assad e i Paesi che lo puntellano (per quanto tempo ancora?); si tratta invece, e mi scuso per la ripetizione, di una guerra per il Potere, un Potere che si “declina” nei tradizionali termini capitalistici. Punto. Su un’analisi più dettagliata del conflitto siriano rimando ai tanti post pubblicati sul Blog – e raccolti nel PDF La radicalizzazione del male. Ovvero: il Sistema Mondiale del Terrore.

Scrive su Repubblica Vittorio Zucconi, dopo aver denunciato il prepotente ritorno alla moda della «“Realpolitik” cara ai Kissinger e ai Nixon (e nel nostro piccolo agli Andreotti)»: «Sulle doppie rovine della dottrina del “cambio di regime” cara a Bush e poi della “primavera araba” coltivata da Obama e da Hillary Clinton, si rialza trionfante il cinico realismo». Ma cinico – cioè disumano – è il Sistema Mondiale del Terrore in quanto tale, e lo è stato sempre, anche quando andava di moda la geopolitica cosiddetta “idealista” che tanto piace a Zucconi e ai suoi amici progressisti.

Confesso a chi legge queste modeste riflessioni che ciò che oggi mi irrita è soprattutto la consapevolezza che la mia “denuncia” non salverà un solo bambino, un solo vecchio, una sola donna, un solo uomo, in Siria e altrove. Dare voce all’impotenza delle classi subalterne non è certo gratificante.

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