LA CATENA DI SANT’ANTONIO DEI SECONDINI

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà.

Se c’è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l’aria di quel cortile

voglio soltanto che sia prigione
che non sia l’aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.
De André

Dal Dubbio:

«L’ho visto con il volto tumefatto, pieno di lividi con il sangue all’occhio sinistro e ha detto che è stato pestato da una decina di agenti penitenziari». A denunciarlo a Il Dubbio è Teresa, la moglie del detenuto Giuseppe De Felice, 31enne, ristretto nel carcere di Viterbo. Tre giorni fa è andata a visitarlo ed è rimasta scioccata nel vederlo pieno di lividi. «Ho cominciato ad urlare – racconta la moglie -, ma mio marito mi ha detto di smettere, perché ha paura di subire altre ritorsioni».

De Felice è ristretto nel carcere di Viterbo da circa un mese – prima era a Rebibbia –, si trovava nel quarto piano D1 quando sarebbe stato picchiato selvaggiamente dagli agenti. «Gli hanno perquisito la cella, messo a soqquadro tutto e hanno calpestato la foto che ritraeva noi due – racconta Teresa –, mio marito ha reagito urlandogli contro, prendendoli a parolacce» . A quel punto, secondo la versione di Giuseppe De Felice, un agente penitenziario lo avrebbe chiamato in disparte, portato sulla rampa delle scale e una decina di agenti penitenziari, senza farsi vedere in volto, lo avrebbero massacrato di botte. Il marito le ha raccontato che gli agenti avrebbero indossato dei guanti neri e una mazza bianca per picchiarlo. «Lo hanno portato in infermeria – prosegue Teresa –, ma senza visitarlo, dopodiché lo hanno messo in isolamento per un’ora».

La pratica punitiva denunciata da Teresa nel gergo carcerario si chiama, se non erro, catena di Sant’Antonio, e non è difficile afferrare il senso di quella “ironica” definizione. Il carcere è un concentrato di sofferenza e disumanità la cui sola esistenza la dice lunga sulla natura escrementizia della vigente società. Chi parla della necessità di “umanizzare” la struttura carceraria e di riformare il sistema delle pene bestemmia contro il concetto stesso di umanità.

 

Leggi anche:

IL CARCERE E (È) LA SOCIETÀ

RISTRETTI ORIZZONTI. Breve riflessione sul carcere.

Un pensiero su “LA CATENA DI SANT’ANTONIO DEI SECONDINI

  1. Commenti da Facebook:

    M. L.: Per la cronaca, si dice “fare il Sant’Antonio”, o meglio il “santantonio”, per lasciar stare i santi. Lo menziona Sandro Pertini, detenuto nel carcere di Santo Stefano durante il ventennio, a proposito dell’assassinio di Gaetano Bresci. Sempre per la cronaca, una parodia del santantonio è rappresentata nel film Farfallon con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. A Franco e Ciccio il santantonio lo facevano coi fiori invece che coi manganelli. C’era stata la riforma.

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