SILVIO, PRESTAMI GHEDINI!

Non intendo, in questa breve nota, entrare nel merito del «grandioso e surreale» (Giuliano Ferrara) dietrofront berlusconiano annunciato ieri pomeriggio, e lascio volentieri ai sociologi e agli psicoanalisti di professione la riflessione intorno alle pavloviane reazioni alla notizia delle opposte, ma in egual misura vomitevoli, tifoserie di Miserabilandia.

Qui intendo lumeggiare solo un aspetto della vicenda, che fa capo alla violenta reazione all’ennesima ridiscesa in campo del criminale Silvio («uno sporco evasore fiscale!») della parte più patriottica e responsabile della classe dirigente italiana, almeno da come è possibile apprezzarla leggendo i quotidiani di oggi. Solo due esempi.

Stefano Folli ha in sostanza dato del pazzo al Cavaliere, ritornato Nero per la grave occasione politico-mediatica; l’ex premier sarebbe cospicuamente «destabilizzato» dalle iniziative giudiziarie che lo riguardano. Questo folle, argomenta il bravo editorialista del Sole 24 Ore, rischia di mandare all’aria il buon lavoro fatto dal Governo Monti, e di farci precipitare nuovamente nel girone infernale dei reietti del debito Sovrano. «Attenti, i mercati, le cancellerie d’Europa e soprattutto la Merkel ci guardano!» Folli si augura un trattamento sanitario obbligatorio per il pazzo di Arcore?

A giudicare dall’universale «no, basta!» con cui la platea dei giovani industriali riuniti a congresso a Capri ha accolto la notizia della poco epica ridiscesa in campo, c’è da scommettere che l’Italia che conta opterebbe senz’altro per un ricovero immediato del recidivo. Quando invece il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, ha dichiarato che «Chi lavora non è più disposto a sostenere con le proprie tasse larghi strati parassitari che anche adesso, mentre perdiamo duemila occupati al giorno, continuano a erodere denaro pubblico» (L’Unità, 26 ottobre 2012), non alludeva certamente al Grande Puttaniere ed Evasore. Qui sono altri che devono intendere!

Sergio Romano, esibendo come sempre una consumata sapienza diplomatica, suggerisce al patetico Alfano di lasciare al suo populistico destino Berlusconi, in modo da dimostrare con i fatti la caratura nazionale del PDL a trazione moderata, popolare ed europeista. L’ora è grave, e la situazione economica e sociale del Paese non consente giochetti politici né colpi di testa da parete di chicchessia. Tutti sono chiamati alla responsabilità nazionale. Non so perché, ma non mi sento chiamato in causa. Sarò diventato berlusconiano?

Pare, a dar retta a certi accurati retroscena dei quirinalisti più accreditati, che Re Giorgio, dopo aver ascoltato l’eversivo discorso di Silvio il matto, fosse sul punto di spedire sul set della conferenza stampa i Regi carabinieri. Pacatamente e serenamente, si capisce, com’è nello stile dell’uomo.

D’altra parte, l’origine politica del Sire napoletano lo ammonisce contro il «sovversivismo delle classi dirigenti», un concetto che ha giustificato per decenni la politica ultraconservatrice del PCI, oggi ripresa dai suoi mummificati resti dispersi nella galassia sinistrorsa, accomunati dal seguente reazionario slogan: «giù le mani dalla Costituzione nata dalla Resistenza!» Qui mi sento invece chiamato in causa…

Riflessione finale, non so quanto forzata, puntuale o paradossale: ma se uno come Silvio Berlusconi è trattato, almeno da una parte della classe dirigente del Bel Paese, con tale violenza verbale (matto, eversivo, antinazionale, anticostituzionale), cosa mai potrà accadere a un vero “folle”, eversivo, antinazionale, antifiscale e anticostituzionale? Non sarà il caso di chiedere in prestito a Silvio, a scopo puramente precauzionale ed esorcistico, l’avvocato Ghedini (onorario a suo carico, va da sé)?

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