NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CELESTE IMPERIALISMO. Alcune considerazioni sul discorso di Xi Jinping

Niente di nuovo sotto il Celeste Imperialismo. Questo mi vien da commentare a caldo dopo aver letto ampi stralci del tanto atteso discorso del Presidente cinese Xi Jinping, tenuto finalmente ieri in apertura del 19° Congresso nazionale del cosiddetto Partito Comunista Cinese. Scrivo cosiddetto, come già sanno i miei lettori più pazienti, a ragione della natura ultracapitalista del Partito-Stato e, ovviamente, della società che esso controlla ormai da 68 anni in regime di assoluto monopolio. A proposito! Gli italici tifosi “marxisti-leninisti” della Cina stiano pur tranquilli, perché nel suo lunghissimo intervento Xi Jinping ha promesso solennemente che il «sogno cinese» continua (mentre quello americano affoga e quello europeo boccheggia), sebbene tra non poche contraddizioni e difficoltà, e che il traguardo finale rimane la costruzione di una “grande e moderna nazione socialista». Naturalmente si tratta del mitico «socialismo con caratteristiche cinesi», il quale, ha sostenuto Xi, «è entrato in una nuova era». I “marxisti-leninisti” con caratteristiche italiane hanno insomma di che discutere. Chiudo la parentesi “ideologica” rimandando i lettori al mio ultimo post sulla Cina.

Dire niente di nuovo non significa però negare o sminuire la portata politica del discorso del Caro Leader cinese, tutt’altro. Anche perché tra le righe di quel discorso si possono chiaramente individuare le criticità della modernizzazione capitalistica cinese, considerata tanto dal lato della “struttura” economica quanto da quello della “sovrastruttura” politico-istituzionale. È peraltro interessante notare che Xi considera ancora la Cina come «la più grande nazione in via di sviluppo», espressione che tiene conto del grande divario che persiste tra la costa del Paese, capitalisticamente molto sviluppata, e le sue aree interne, ancora largamente arretrate e che con la loro manodopera a bassissimo prezzo incrementano continuamente la base di valorizzazione capitalistica su cui può contare non solo il Capitale cinese, ma anche quello internazionale.

Scrive Guido Santevecchi (Il Corriere della Sera): «Il segretario generale e presidente della Repubblica popolare ha subito rivendicato che sotto la sua guida, negli ultimi cinque anni, il Pil cinese è salito da 8,2 a 12 trilioni di dollari. Il 30% cento della crescita globale è dovuto alla Cina, ha ricordato tra gli applausi». Dall’alto dell’invidiabile performance capitalistica della Cina, che continua a crescere a ritmi abbastanza sostenuti (6,9% nella prima metà dell’anno), Xi ha potuto dichiarare che «il Partito ha come missione di provvedere alla felicità del popolo». Certo, bisogna ancora stringere la cinghia e continuare a tirare la carretta senza lesinare fatica e sudore, e farlo preferibilmente in silenzio; certo, «non sarà una passeggiata nel parco» (né un pranzo di gala…), ma alla fine, auspicabilmente nel centenario della proclamazione della Repubblica Popolare (2049), l’edificazione di «un Paese socialista moderno, forte militarmente, democratico, culturalmente avanzato e bello» sarà un fatto compiuto, uno straordinario e giusto premio che il popolo cinese potrà con orgoglio esibire dinanzi al mondo intero. Il futuro è luminoso (questo per definizione!) e il grande risorgimento nazionale cinese è a portata di mano: parola del Caro Presidente, il cui eccezionale «Pensiero» probabilmente troverà posto nella Costituzione cinese, magari accanto a quello di Mao, il luminoso Padre della Patria.

Xi dedicò uno dei suoi primi discorsi dopo essere diventato Presidente, nel 2012, a quattro grandi imprese: affrontare grandi sfide, sviluppare grandi progetti, promuovere grandi cause e realizzare grandi sogni. In Cina tutto è grande, a cominciare dallo sfruttamento capitalistico dei lavoratori, i quali com’è noto non godono di nessuna libertà di organizzazione sindacale e politica. Oggi il Carissimo Leader invita «il popolo» a non sottovalutare i successi già conquistati e a continuare a lavorare duro in vista di una sempre più vicina «società moderatamente prospera». Come proletario con caratteristiche italiane mi sento moderatamente confortato riflettendo sulle condizioni sociali dei miei colleghi di classe cinesi. Si fa per scherzare!

«La Cina “diventerà sempre più aperta” e le barriere di ingresso agli investimenti stranieri saranno ulteriormente abbassate, ha detto Xi. Il segretario generale Xi Jinping ha assicurato che “la porta della Cina è stata aperta e non sarà chiusa, ma si aprirà di più”. Xi ha parlato di continuazione del processo di “liberalizzazione dei cambi e dei tassi d’interesse” e ha pronosticato una crescita dell’economia nei prossimi anni “a passo medio-alto”. Il Partito comunista cinese, ha però precisato passando dall’economia alla difesa, “deve mantenere l’assoluto controllo sulle forze armate”. Il partito, ha ammonito, “si opporrà a ogni azione che metta a rischio la sua leadership”. Pechino deve poi “mantenere una ampia autorità centrale su Hong Kong e Macao”» (Il Sole 24 Ore). Il Presidente promette cambiamenti significativi, certo, ma nella più rigorosa continuità politica, istituzionale e ideologica. Una sempre più spinta apertura alla globalizzazione capitalistica, che ai tempi dell’isolazionista Trump mette la Cina alla guida del liberismo internazionale (affiancata dalla Germania), certo, ma sotto la paterna guida del Partito, la cui autorità non deve essere discussa neanche per pura ipotesi. Il richiamo alle Forze Armate («un esercito costruito per combattere», ma che Pechino «non userà mai a fini egemonici ed espansionistici»: io ci credo!) e a Hong Kong ci dice quanto forte sia il “dibattito” interno al Partito tra le sue diverse “anime” su come gestire i due scottanti dossier.

Sul fronte della lotta alla corruzione secondo Xi ci sono ancora «tigri da abbattere», «mosche da schiacciare» e «volpi da stanare»; insomma, continua a si inasprisce la lotta interna al Partito. Scrive Giorgio Cuscito (Limes): «Mao è passato alla storia per aver fondato la Repubblica Popolare, Deng per averla aperta al mondo. L’esito del prossimo Congresso aiuterà a capire se Xi riuscirà a trainare concretamente la sua nazione verso il tanto desiderato risorgimento». Staremo a vedere. Intanto segnalo la continuità storica da Mao a Xi segnalata da Cuscito e che personalmente condivido in polemica con quei “marxisti-leninisti” che teorizzano il contrario.

«Poi, di nuovo, il tema della Cina da fare “bella”, proteggendo l’ambiente con uno “sviluppo verde”. Qui Xi, visto che il cielo sopra Pechino è coperto dallo smog, ha ammesso che i livelli di inquinamento sono malsani. Ma subito ha aggiunto che ogni dirigente del Partito respira la stessa aria del popolo» (Il Corriere della Sera). «Com’è umano lei!», avrebbe detto il compagno Fantozzi.

3 pensieri su “NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CELESTE IMPERIALISMO. Alcune considerazioni sul discorso di Xi Jinping

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