LA NATURA DELL’IMPERIALISMO CINESE

Un lettore mi scrive su Facebook: «Ciao Sebastiano! Perché la Cina capitalista non esporta conflitti? Era una domanda non una provocazione. Grazie». Sono io che ringrazio il lettore per avermi posto una domanda nient’affatto provocatoria che mi permette di scrivere le poche considerazioni che seguono.

La Cina del XXI secolo pratica un imperialismo che per molti e decisivi aspetti risponde quasi alla lettera alla caratterizzazione che dell’Imperialismo fece Lenin sulla scorta degli studi di J. A. Hobson, di R. Hilferding e di altri economisti borghesi che si misurarono con le profonde trasformazioni intervenute nel Capitalismo mondiale alla fine del XIX secolo e agli inizi del secolo successivo. L’imperialismo che caratterizza la nostra epoca storico-sociale ha la sua più forte e profonda radice, la sua più irresistibile motivazione e potente spinta propulsiva in un rapporto sociale di dominio e di sfruttamento che per “mantenersi” in vita ha bisogno che la sfera economica si allarghi sempre di nuovo e si approfondisca in ogni direzione, compresa quella che alcuni filosofi chiamano “esistenziale” e taluni sociologi alla moda chiamano “biopolitica”. In altri termini, l’imperialismo moderno ha come sua base fondamentale la competizione capitalistica volta ad assicurare agli investitori pubblici e privati profitti, mercati, materie prime, infrastrutture e quant’altro.

Questa spinta e questa proiezione economica, che ha nel capitale finanziario la sua più aggressiva e verace espressione, ha coinvolto sempre più gli Stati nazionali, chiamati a puntellare, proteggere e promuovere gli interessi del capitale nazionale, sempre più organizzato (in trust, monopoli, cartelli) e sempre meno rispondente all’ortodossia libero-scambiata – peraltro più frutto della mitologia liberista e antiliberista, che specchio di una concreta realtà economica. La creazione di “sfere di influenza” e di “spazi” vitali” risponde in primo luogo a processi di natura “strutturale” che non mancano di avere un loro puntuale riscontro politico, militare e ideologico.

Ecco, la Cina dei nostri tempi sembra aderire perfettamente, e sempre cambiando quel che c’è da cambiare, al modello “classico” di imperialismo appena abbozzato, e quindi esporta e prepara, insieme ai suoi competitori, le condizioni oggettive dei conflitti bellici e sociali ovunque entrano in gioco i suoi interessi economici e strategici: in Asia, in Africa, in America Latina. Com’è noto, questo modello è particolarmente attivo in Africa, un continente che ormai da anni vede il Celeste Imperialismo al vertice della catena alimentare del Capitalismo mondiale. In Africa, il Capitalismo/Imperialismo con caratteristiche cinesi sfrutta e saccheggia risorse umane e naturali forse come nessun altro Paese occidentale è oggi in grado di fare, e con ciò stesso promuove lo sviluppo capitalistico di molti Paesi africani. Rinvio al mio post L’Africa sotto il celeste imperialismo.

Il grandioso e ambizioso progetto chiamato, un po’ “romanticamente”, Nuove vie della seta è molto rappresentativo di quanto sto cercando di illustrare in modo assai sintetico, forse un po’ troppo sintetico e di ciò mi scuso.

Il fatto che la Cina oggi combatta soprattutto sul terreno economico per affermare la propria primazia capitalistica, mentre gli Stati Uniti e la Russia si impegnano in guerre molto dispendiose sotto ogni aspetto, ciò non dipende, ovviamente, dall’inclinazione “pacifista” del suo regime politico-istituzionale-economico («Socialismo con caratteristiche cinesi» secondo la ben nota e comica definizione), come la propaganda dei Cari Leader cerca di accreditare agli occhi dell’opinione pubblica interna e internazionale, ma a mio avviso si spiega 1. con il processo storico considerato complessivamente che ci sta alle spalle, che ha posto l’intero pianeta sotto il dominio di un solo rapporto sociale (quello capitalistico, è il caso di ripeterlo?), e che ha visto la Cina arrivare in forte ritardo al rango di Potenza mondiale di primissimo livello; e 2. con le convenienze strategiche di quel Paese, il quale oggi ha tutto l’interesse a continuare a premere sull’acceleratore della competizione economica e tecnologica, per conquistare potenza sistemica all’interno (vaste aree della Cina non sono ancora state toccate dal boom economico) e all’esterno. Mutatis mutandis, anche la “pacifica” Germania ha lo stesso interesse a mantenere sui binari della competizione sistemica (mercantile, finanziaria, tecnologica, scientifica) la contesa interimperialistica.

L’Europa ha potuto recitare negli anni della “guerra fredda” il miserabile ruolo di “Potenza Pacifista” solo perché ha subito la pressione degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, le due potenze imperialiste uscite trionfanti dal Secondo macello mondiale. Un “pacifismo”, quello dei Paesi europei, molto utile dal punto di vista politico, ideologico ed economico, e difatti da anni Washington chiede agli “alleati” di sborsare di più per finanziare la loro “sicurezza” in Europa e di sporcarsi le mani nelle operazioni di “pulizia internazionale”: basta con la recita “pacifista” all’ombra dei missili atomici e dei morti Made in USA! Oggi la spinta alla formazione di un polo imperialista europeo autonomo a guida franco-tedesca è molto forte.

Insomma, bisogna diffidare del “pacifismo”, sia da quello con caratteristiche europee, sia da quello con caratteristiche cinesi. Infatti, e concludo, solo un cieco non può vedere con quanta forza e volontà sta procedendo il riarmo della Cina e come cresca rigoglioso e più aggressivo che mai il nazionalismo cinese. Certo, anche il riarmo e il nazionalismo giapponese non va sottovalutato: dalle mie parti l’antimperialismo non conosce alcuna eccezione e non risparmia alcun Paese.

Leggi anche:

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CELESTE IMPERIALISMO. Alcune considerazioni sul discorso di Xi Jinping.

5 pensieri su “LA NATURA DELL’IMPERIALISMO CINESE

  1. Pingback: ROSA LUXEMBURG. COSCIENZA, PASSIONE, AZIONE | Sebastiano Isaia

  2. Pingback: L’ECCEZIONALISMO CINESE TRA MITO E REALTÀ | Sebastiano Isaia

  3. Pingback: LA VECCHIA VIA DEL PROFITTO E DEL POTERE MONDIALE. Sull’accordo Italia-Cina | Sebastiano Isaia

  4. Pingback: IL COLORE DEL GATTO CINESE | Sebastiano Isaia

  5. Pingback: SUDAN. TANTA MISERIA E TANTI AFFARI IN GIOCO – SULLA PELLE DEGLI ULTIMI | Sebastiano Isaia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...