ASPETTANDO ANGELA

Statista

Il Corriere della Sera di oggi ospita due articoli le cui tesi non potrebbero essere più diverse fra loro, e che pure, quanto a ispirazione, rispondono allo stesso capovolgimento ideologico della realtà. Si tratta di un articolo di Ernesto Galli Della Loggia sulla crisi dello Stato nazionale nel Vecchio Continente, con relativo indebolimento della prassi democratica, e di una nota di Paolo Conti che richiama l’appello lanciato dallo stesso Corriere e da Die Welt, nel quale si perora la causa di un salto di qualità dell’Unione Europea in direzione di una sua prossima configurazione federale. Il tutto nel quadro dell’incontro italo-tedesco di domani. È ovvio che l’oggetto su cui si appunta l’attenzione di euroscettici ed europeisti doc ha il nome della Cancelliera di ferro.

Aggressiva

Mentre per gli autorevoli firmatari dell’appello europeista «solo un’Unione politica può salvare l’Europa», per Galli Della Loggia proprio l’Unione è parte, non la soluzione, del problema che ha nella crisi della politica in Europa il suo “precipitato” più evidente e potenzialmente dirompente. «Il fattore che in specie nei Paesi del nostro continente sta mettendo nell’angolo la politica, rendendola in molti casi irrilevante, ancor più dell’economia è la perdita (consapevolmente quanto incautamente accettata) di sovranità da parte dello Stato nazionale. Perdita particolarmente sensibile in questa parte del mondo, dove essa avviene, come si sa, sotto la regia incalzante, e a favore, dell’Unione Europea» (E. Galli Della Loggia, Democrazia e sovranità statale, Corriere della Sera, 12 marzo 2012). Ma con ciò stesso è svuotata di significato «la stessa democrazia, la stessa sovranità popolare, dal momento che questa non è pensabile che nel quadro dello Stato sovrano». Detto di passata, alla fine degli anni Novanta Fausto Bertinotti affermò la stessa tesi riflettendo sul fenomeno leghista: difendere l’unità della nazione, sostenne, significa difendere lo spazio all’interno del quale si dà ogni articolazione democratica della società civile. Con ciò veniva sdoganato persino lo sventolio del tricolore anche al di fuori delle competizioni sportive… Galli Della Loggia oggi vede il pericolo per la democrazia nell’indebolimento della Sovranità nazionale a favore di un’entità sovranazionale, mentre ieri, quando l’ascesa sociale ed elettorale della Lega sembrava inarrestabile, Bertinotti individuò quel pericolo nella devoluzione del Potere dal centro alla periferia. Per dirla col titolo di un saggio di Jacob Taubes, qui insiste un divergente accordo, il quale la dice lunga sul “comunismo” dell’ex Presidente della Camera, statalista di ferro come ogni buon progressista.

Carina

«Nazione – scrive Ernesto Galli – significa precisamente tutte queste premesse dell’autogoverno democratico: un “noi” che ci fa cosa diversa dagli “altri”. Allora qualcosa che esclude? Sì, in un certo senso. Ma né più né meno come esclude ogni legame sociale tra gli esseri umani: una coppia, una famiglia, un vicinato. Vogliamo forse mettere al bando anche queste cose perché non in regola con il “politicamente corretto”? Non sia mai! Non trattando lo Stato nazionale alla stregua di un cane morto l’opinionista di punta del Corriere della Sera mostra di saperla più lunga della gran parte degli intellettuali devoti al mantra dell’Unione Europea prossima e inevitabile (nonché dei teorici dell’Impero), ma sconta, necessariamente, tutti i limiti di una concezione infondata alla radice. È vero che lo Stato-Nazionale ha storicamente reso possibile la produzione di istituzioni e di prassi democratiche in senso moderno (borghese); ma è ancora più vero che tanto la Sovranità politica borghese, che ha trovato nello Stato nazionale la sua più alta e compiuta espressione,  quanto la sua forma democratica si spiegano col processo sociale che ha visto trionfare in Occidente i rapporti sociali capitalistici. Per questo Marx ha potuto scrivere che «Lo Stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni e in cui si riassume l’intera società civile di un’epoca» (Karl Marx, L’ideologia tedesca). Se riguardata da questa prospettiva, la realtà che cerca di descrivere Galli della Loggia ci appare assai diversa, e soprattutto si comprende qual è il vero significato che dobbiamo attribuire a concetti quali «Stato sovrano», «autogoverno democratico», «politica» e via di seguito.

Come non detto...

Galli della Loggia attribuisce l’indebolimento della politica basata, «necessariamente», sulla sovranità statale-nazionale a un grossolano errore di calcolo e a un’insania ideologica che farebbero capo alle classi dirigenti europee, ammalate di «politicamente corretto», perché mentre esagera la funzione sovranazionale di quelle élite, dando peraltro credito alle pie illusioni degli europeisti “duri e puri”; al contempo sottovaluta gravemente il peso che l’economia ha nel processo che cerca di descrivere senza però comprenderlo in radice.

Come ho scritto altre volte, nelle società capitalisticamente avanzate il politico vive necessariamente in una condizione di crisi permanente, perché per l’essenziale il Sovrano è costretto a inseguire i mutamenti che la «struttura economica» genera sempre di nuovo in ogni punto dello spazio sociale. Questa condizione critica coglie tanto la dimensione nazionale che la dimensione sovranazionale, perché il respiro del Capitale è mondiale, anche quando esso non si vergogna di esibire la sua “gretta” origine nazionale.

Allegra

Domanda: il progetto degli «Stati Uniti d’Europa» ultimamente ha fatto dei passi indietro? Sì e no. Sì, rispetto alle illusioni dei sottoscrittori dell’appello alla Germania, i quali non hanno mai visto la realtà conflittuale che si è sempre celata dietro gli «ideali europeisti» affermati dagli statisti del Vecchio Continente dopo la seconda Guerra mondiale (soprattutto da quelli tedeschi e italiani, guarda caso). No, rispetto a ciò che potrebbe davvero essere un’«Europa federale» (o Confederale): uno spazio geosociale egemonizzato, se non dominato, dalla Germania in quanto potenza capitalistica leader. Ecco perché quando Emma Bonino sostiene di non volere un «Superstato europeo ma una federazione di Stati che metta in comune, oltre all’ economia, alla moneta e al sistema fiscale, almeno gli Esteri, la Difesa e la Ricerca» (da Solo un’Unione politica può rilanciare l’Europa, Corriere della Sera, 12 Marzo 2012), e lo fa credendo di esprimere il più alto tasso di europeismo possibile, di fatto invoca un’accelerazione nel processo di germanizzazione dell’Europa.

Ammiccante

Per Giacomo Marramao: «L’appello serve soprattutto a indicare in modo amichevole ma anche vigoroso alla Germania che non si può uscire dallo stallo economico con la sola logica della quadratura dei conti senza innescare un circolo virtuoso tra una qualificazione politica dell’Unione, finora mancata, e una capacità di incentivare la crescita e lo sviluppo. Scopo che non si può raggiungere solo ricorrendo a una mera contabilità». Come se la Germania avesse bisogno dei consigli di qualche autorevole filosofo del Bel Paese! La Germania fa, con una coerenza che irrita gli avvezzi ai compromessi di marca italiota, semplicemente i propri interessi nazionali, ed è disposta a «una nuova qualificazione politica dell’Unione» solo se essa non contraddice quegli interessi: di qui l’imposizione del cosiddetto fiscal compact. Per dirla alla leghista – e non è certo un riferimento casuale –, chi caccia i soldi per aiutare il Mezzogiorno d’Europa deve poterne controllare l’uso.

Inquietante

Ancora la Bonino: «Vorrei tradurre semplicemente il senso dell’appello. Siamo pronti a trangugiare le misure economiche necessarie ma se non si procede verso un’autentica unione politica e un vero governo federale, quindi una più autentica democrazia rappresentativa, non si va da nessuna parte». La democratica Angela Merkel si lecca, metaforicamente, i baffi.

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