CERCASI ALIENI, DISPERATAMENTE!

«Sono già diversi anni che Roosevelt è stato giudicato malato di mente da un professore. Non solo, ma spinge all’isterismo tutto il suo paese, col suo modo di fare. Altrimenti come si spiega che a Chicago una trasmissione radiofonica dedicata ad un immaginario sbarco dei marziani sulla terra abbia potuto provocare un’ondata di panico tra persone ragionevoli?» (A. Hitler, Conversazioni di Hitler a tavola, Longanesi).

Ospite da Fareed Zakaria GPS (CNN) la scorsa domenica, l’economista progressista Paul Krugman, critico «da sinistra» delle misure economiche varate recentemente dal «traditore» Obama, se n’è uscito con una delle sue famose «stravaganze»: l’astuzia del debito pubblico esigerebbe un attacco alieno. Corollario implicito (perché politicamente scorrettissimo): purtroppo non ci sono più le guerre mondiali di una volta! Ci troviamo in presenza di una follia in diretta televisiva? Nemmeno per idea! Ma vediamo cos’ha detto l’illustre Scienziato Sociale:

«Se scoprissimo, diciamo, che gli alieni stessero progettando un attacco ed avessimo bisogno di una preparazione massiccia per contrastarne la minaccia, allora sul serio l’inflazione e il deficit del budget passerebbero in secondo piano e questa crisi finirebbe in 18 mesi. E se quindi scoprissimo, oops, che ci sbagliavamo, che non c’è nessun alieno, staremmo meglio»

«Sta dicendo che abbiamo bisogno di Orson Wells?», interrompe Rogoff.

«C’era un episodio di Ai Confini della Realtà come questo, in cui gli scienziati fingono una minaccia aliena per ottenere la pace mondiale», dice Krugman. «Beh, questa volta non ne abbiamo bisogno, ne abbiamo bisogno per avere qualche stimolo fiscale».

Quando nell’Angelo Nero ho scritto che: «Ormai tutti i più quotati scienziati del pensiero economico sono concordi nell’attribuire alla seconda guerra mondiale il punto di svolta decisivo che permise al mondo di superare la catastrofica crisi economica iniziata ufficialmente col crack borsistico di Wall Street, nell’ottobre 1929. Quella che un tempo era una verità che abitava solo in piccolissime nicchie di pensiero critico, oggi è diventata un luogo comune del Pensiero Scientifico. È la cifra dei pessimi tempi: il dominio può permettersi il lusso della verità!»

Ebbene queste righe si spiegano – anche – con questi passi, tratti da un saggio di Paul Krugman del ’99: «Negli Stati Uniti la Grande Depressione finì grazie a un ingente programma di lavori pubblici finanziati dal deficit, conosciuto sotto il nome di Seconda guerra mondiale» (Il ritorno dell’economia della depressione, Garzanti, 2001). Altro che «Guerra di Liberazione»! Altro che «Guerra Umanitaria»!

Un epigono di John Maynard Keynes non può non apprezzare quel gigantesco interventismo statale che soprattutto nella Germania di Hitler e nell’America di Roosevelt permise di assorbire la disoccupazione e di rilanciare i consumi (in primo luogo quelli industriali) soprattutto attraverso la preparazione della carneficina bellica. D’altra parte, la guerra procura in modo rapido e radicale quella distruzione e quella svalorizzazione del capitale che, come aveva capito Marx, rappresentano una delle principali «controtendenze» rispetto alla caduta del saggio del profitto, motore centrale e peculiare della crisi capitalistica. È il metodo di Procuste che sostiene sempre di nuovo, in guerra come nella cosiddetta pace, i presupposti del presente ordine sociale.

Scriveva Krugman: «La stravaganza ha uno scopo preciso: fa pensare a soluzioni originali, suggerendo che in realtà può esserci un modo sorprendentemente facile di risolvere almeno una parte dei problemi» (Il ritorno…). Non c’è dubbio, la minaccia aliena come giustificazione di misure keynesiane non manca di originalità. Già solo il fatto che si evochi, anche solo come battuta e paradosso, la necessità della catastrofe bellica per ottenere «qualche stimolo fiscale», la dice lunga su come siamo messi male, sul versante “umano”.

Keynes una volta disse che il naufragio della teoria liberale classica è da attribuirsi alla sua incapacità di spiegare il tragico paradosso della povertà in mezzo all’abbondanza. Che nel 2011, nel momento in cui l’umanità non manca certo di mezzi tecno-scientifici per emanciparsi una buona volta dalla fatica, dal bisogno e da qualsivoglia preoccupazione economica, si ritorni a discutere intorno a quel falso paradosso (falso perché l’economia capitalistica si basa sulla ricerca del profitto, non sulla soddisfazione dei bisogni), ebbene ciò evoca davvero la necessità di «soluzioni originali». E non alludo agli Alieni.

Profilattico (1860)

Intanto il malthusiano Giovanni Sartori se la prende coi Sacri Palazzi Vaticani, rei di ostacolare una razionale politica demografica. La catastrofe sociale ed ecologica è imminente: il Pianeta morirà di fame, di sete e di caldo. Se prima non ci annienteranno gli Alieni, beninteso. «Che fare? Io dico che la crescita demografica va fermata ad ogni costo. Ma nessuno osa dirlo; l’argomento è proibito. Tutti o quasi tutti invocano la tecnologia e le sue scoperte. Ma non c’è tecnologia che basti e che ci salvi con dieci miliardi di viventi» (Corriere della Sera, 15 Agosto 2011). Il poverino ha pure ragione: la tecnologia non ci salverà! Forse gli Alieni…

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