USCITA DI SICUREZZA? NON MI SENTO MOLTO SICURO!

USCITA DI SICUREZZA? NON MI SENTO MOLTO SICURO!

Giulio Tremonti è finalmente ritornato. E con un proposito che davvero fa giustizia di molte maldicenze propalate ai suoi danni nei caldi mesi dello Spread. Nientemeno quello di «mettere l’ordine al posto del caos». Roba da far tremare le vene ai polsi. Come? È preso detto: separando l’attività produttiva dall’attività speculativa, chiudendo la bisca della finanza, ristabilendo il primato delle regole, investendo capitali pubblici in beni di interesse collettivo (i keynesiani gli fanno il solletico!), mettendo la ragione al posto degli spread, l’uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre.

Quasi mi commuovo. Anche perché mi torna alla mente Isaia, non io, quello della Bibbia: «Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà». Possibile che il Grande Profeta annunciasse la venuta di Tremonti? D’altra parte, nel 2012 tutto è possibile. La Catastrofe incombe, il Capitalismo traballa, il Comandante Schettino si fa metafora. Ma Giulio non mi sembra esattamente un bambino.

MORTE AL CAPITALE (tout court)!

«Una volta il pronunciamiento lo facevano i militari. Occupavano la radio-tv, imponevano il coprifuoco di notte eccetera. Oggi, in versione postmoderna, lo si fa con l’argomento della tenuta sistemica dell’euro …  lo si fa condizionando e commissariando governi e parlamenti … Ed è la finanza a farlo, il pronunciamiento, imponendo il proprio governo, fatto quasi sempre da gente con la sua stessa uniforme, da tecnocrati apostoli cultori delle loro utopie, convinti ancora del dogma monetarista; ingegneri applicati all’economia, come era nel Politburo prima del crollo; replicanti totalitaristi alla Saint-Simon» (Uscita di sicurezza, Rizzoli, 2012). Il lamento tremontiano, al netto delle improbabili suggestioni storiche, ha un certo fondamento fenomenologico, chi può negarlo? Certamente non può farlo il povero Silvio, il quale temeva il golpe giudiziario e si è visto disarcionare dallo Spread. Per non parlare dei complotti europei organizzati ai suoi danni da colei che non è seduta sulla propria fortuna…

E tuttavia Giulio non coglie la sostanza della cosa. E la sostanza ci parla del pronunciamiento del Capitale tout court, del Capitale come disumana potenza sociale astratta (ma concreta come un colpo di legno che ti sorprende al buio) basata sullo sfruttamento scientifico di uomini e cose. Un pronunciamiento contro la stessa possibilità di un assetto umano della società, che si radica nelle totalitarie esigenze dell’economia del profitto. Come ho sostenuto contro la moda ideologica del giorno, il Finanzcapitalismo, sulla base del Capitalismo del XXI secolo porre la distinzione “ontologica” fra Capitale Industriale e Capitale Finanziario, con speculazione incorporata, non ha alcun fondamento storico-sociale. Ma ne ha uno politico-ideologico molto importante, che esprime la bagarre intercapitalistica intorno alla spartizione del dolce plusvalore mondiale, amorevolmente smunto ai salariati nella realissima economia che sforna merci dure e pure, come piacciono al materialista Giulio. Che il Capitalismo sia una questione di impalpabile tempo (di lavoro non retribuito), è una nozione che sfugge al nostro Genio, il quale celebra l’apologia del «vecchio e caro Capitale», quello basata «sui capi di bestiame, sulla roba, sulle cose, sugli uomini».

La guerra all’ultimo sangue per la spartizione del bottino si nutre anche delle illusioni di tanta gente catturata dalla chimera del Capitalismo «dal volto umano». Soprattutto i lavoratori sono mobilitati contro il demoniaco «Capitalismo Finanziario», «affinché nasca un vasto fronte unito dei ceti produttivi», per dirla con l’austero Berlinguer, ritornato di moda a ulteriore conferma dei pessimi tempi che ci tocca vivere.

«Panna e miele mangerà chiunque sarà rimasto superstite» (Isaia).

Uscita di sicurezza per andare dove? Nel Capitalismo Benecomunista che tanto piace a «destra» come a «sinistra»? Suvvia, Professore, meno paura e più speranza!

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One thought on “USCITA DI SICUREZZA? NON MI SENTO MOLTO SICURO!

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