LA QUESTIONE NON È “MORALE” MA “STRUTTURALE”. OVVERO: ECCHEPPALLE!

ghigliottinaFrastornata dagli ultimi scandali veneziani, la “sinistra” del PD rimpiange «la tenuta etica e morale del PCI», ossia di quel partito che durante la cosiddetta Prima Repubblica intascava, esattamente come tutti gli altri partiti dell’«Arco Costituzionale», la propria quota parte di tangenti attraverso un sofisticato sistema economico-politico che aveva nelle famigerate “cooperative rosse” il suo più importante e rodato centro direzionale. Personalmente non ho dovuto aspettare il paraguru Grillo per denunciare (invano, debbo ammetterlo) la «peste rossa» che ammorbava mezza Italia, in concorrenza, ma più spesso in sinergia, con la «peste bianca» democraticocristiana e con quella diversamente colorata dei cosiddetti partiti laici: PSI, PRI, PLI ecc.

Ovviamente la mia denuncia non nasceva sul terreno dell’indignazione etico-morale, ma si sforzava piuttosto di rendere evidente anche ai ciechi la natura ultrareazionaria (borghese, per usare un concetto tanto “vecchio” quanto vero) di un partito che contro ogni più elementare “legge” della politica si autodefiniva “comunista” senza che ciò suscitasse l’ilarità della stragrande maggioranza degli italiani. Anzi! «La diversità etica è finita col PCI»: questa clamorosa balla speculativa, oggi gonfiata soprattutto dai numerosi nostalgici del “comunismo italiano” (una variante nazionale dello stalinismo, attraverso la mediazione di Palmiro Togliatti) ma accreditata durante l’ultima campagna elettorale europea dal paraguru Casaleggio, è una merce di pessima qualità che difficilmente troverà successo presso le mitiche «larghe masse» tanto care a Cossutta, l’ultimo beneficiario dei finanziamenti occulti sovietici – pare in funzione antiberlingueriana: erano i giorni dell’invasione russa dell’Afghanistan.

Gli analisti economici e politici più intelligenti del Paese non hanno avuto difficoltà nel mettere in stretta relazione l’ultima ondata “corruttiva” che si dipana lungo l’asse Milano-Venezia con i dati economici (sfornati ad esempio ieri dal Censis) che attestano la perdurante relativa arretratezza della struttura capitalistica italiana. Lo stesso Carlo Nordio, il procuratore responsabile delle indagini sul Mose, ha dichiarato (vedi Il Messaggero e La stampa di oggi) che il problema “tangentizio” non sta nella mancanza di leggi né di pene che colpiscano severamente la corruzione, ma in un sistema-Paese generalmente considerato che rende possibile la continua generazione di corrotti e corruttori. Là dove la politica e la burocrazia hanno troppo potere in termini di controllo e di decisione, quasi spontaneamente si realizzano i presupposti della «condotta criminale».

trappola-ghigliottina-per-i-gatti-18270Se l’occasione fa di un politico, di un burocrate o di un imprenditore un potenziale ladro, non c’è ghigliottina, simbolica o reale che sia, che possa scongiurare la caduta del politico, del burocrate e dell’imprenditore nella «condotta criminale». In Cina, ad esempio, le pene contro la corruzione sono severissime, ma il partito-regime è così capillarmente infiltrato in ogni aspetto della prassi sociale che ogni anno sono migliaia i funzionari di partito di ogni ordine e grado che finiscono nelle maglie repressive della Giustizia con caratteristiche cinesi. Resistere al potere del denaro che dà ricchezza e potere sugli individui, è una prova davvero troppo dura per tantissima gente. Renzi sa benissimo che il problema è “strutturale”, ma all’opinione pubblica votante deve pur vendere qualcosa di politicamente indignato: «Cacceremo a pedate in culo i ladri dal PD». Auguri!

Giustamente Giuliano Ferrara osserva che «la pandemia delle mazzette nei sistemi democratici» è qualcosa di fisiologico; ciò che rende più governabile e meno devastante in termini di immagine pubblica la cosa negli altri Paesi è la loro capacità di «trasfigurarla», in modo da renderla più accettabile per l’opinione pubblica e meno nociva per l’erario pubblico. «Le regole ci sono», dice l’Elefantino, «il problema sono i ladri», ossia, dico io, la vetusta struttura sociale del Belpaese, che si esprime ad esempio attraverso quella cultura cattocomunista che stigmatizza come eticamente inaccettabile la prassi lobbistica di stampo angloamericano, salvo poi versare moralistiche lacrime quando vengono a galla le P2, le P3, le Pn e le Tangentopoli di turno.

Nulla irrita quel poco di coscienza critica che ho più di chi vuole eticizzare e moralizzare la società fondata sul profitto che ha nel denaro la potenza sociale più affascinante, dominante e ipnotica. Non saranno di certo il Santissimo Francesco e lo spettro dell’Onesto Enrico a mondare la vigente società dalla disumana brama di ricchezza: questo è poco ma sicuro, come si dice dalle mie parti.

Insomma, l’ultima ondata scandalistica non va rubricata come “Questione Morale”, ma deve essere collocata nell’annosa e sempre più capitalisticamente insostenibile questione afferente le famose  “Riforme Strutturali”. La questione non è “morale”, per riprendere la celebre formula berlingueriana che tanto successo ha avuto e continua ad avere nel “popolo di sinistra”, ma “strutturale”, nell’accezione più rigorosa del concetto. (Qui per “struttura” intendo anche l’«infrastruttura politico-istituzionale», per dirla con i sociologi, chiamata a servire le esigenze di competitività sistemica del Paese). Oppure date l’ultima parola a Giuliano Ferrara: «Smettetela di rubare, per favore, tregua; oppure la smettano di arrestarvi e vi lascino delinquere in pace, ché tanto nulla poi cambia e non se ne avvantaggia alcuno, neppure il dott. Gribbels. Tertium non datur. Eccheppalle» (Il Foglio, 4 giugno 2014). Già, eccheppalle!

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5 thoughts on “LA QUESTIONE NON È “MORALE” MA “STRUTTURALE”. OVVERO: ECCHEPPALLE!

  1. Ah, ma ben sai che la questione morale acchiappa!! Guarda un po’ quanti followers conquista il buon Francis. Non sai che un bel cielo stellato sopra la testa e una legge morale dentro l’animo scuotono anche i più duri di cuore? Beh, forse sono quelli come noi che non riescono a cogliere i frutti di questa ondata moralizzatrice nella società, è probabile che noi non abbiamo ali per volare a certe altezze. Sai, prima mi chiedevo se a certa gente sfuggiva di più la nozione o la realtà, ora la cosa mi provoca la nausea, forse è perché sto maledettamente invecchiando!!

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