LA CATENA ALIMENTARE DEL CAPITALE

spazio1. La classe rivoluzionaria prossima ventura

«Negli ultimi dieci anni, per via della globalizzazione, sono stati i Paesi emergenti, con la Cina in testa, a portare via posti di lavoro all’Occidente. Nei prossimi decenni ce li porteranno via anche, e forse soprattutto, i robot. Secondo uno studio pubblicato a Londra, preparato dalla Deloitte, una società di analisi di mercato e dalla università di Oxford, e anticipato dal Daily Telegraph, in Gran Bretagna ben 10 milioni di posti di lavoro saranno occupati da robot e computer nei prossimi vent’anni, portando via un lavoro su tre di quelli oggi esistenti. Gli impieghi più minacciati saranno quelli a basso salario e bassa qualificazione. Gli enormi progressi tecnologici che si prevedono entro il 2034 rischiano di creare una classe di disoccupati dalle scarse specializzazioni professionali i cui lavori saranno assunti quasi completamente da macchine intelligenti. I settori più colpiti dall’ascesa di robot e computer saranno la manifattura, ma anche l’industria dei servizi, i trasporti, le costruzioni. Viceversa, i settori considerati più al sicuro sono tutti quelli che richiedono alta specializzazione, sviluppo di relazioni inter personali e pensiero creativo, come quelli nel campo della finanza, dell’insegnamento, del management, dei media, della sanità e in genere della scienza, dall’ingegneria all’informatica» (E. Franceschini, La Repubblica, 10 novembre 2014).

Anziani che non prenderanno mai una pensione, o che ne avranno una miserabile fino alla disperazione; “capitale umano” tecnologicamente obsoleto scartato all’Ufficio Controllo Qualità: ecco la classe rivoluzionaria prossima ventura! D’altra parte, il 2034 è appena dietro l’angolo: io ci sarò! Forse…

rivoluzione-digitale-2945972. Pensare positivo! Io però mi chiamo fuori…

Per Thomas L. Friedman, «Le tre forze più potenti in atto nel pianeta – il mercato, Madre Natura, e la Legge di Moore – stanno aumentando tutte, davvero in fretta, e tutte contemporaneamente. Il mercato, cioè la globalizzazione, sta legando tra loro le economie più strettamente di quanto sia mai avvenuto in passato, rendendo i nostri lavoratori, investitori e mercati molto più interdipendenti gli uni dagli altri, molto più vulnerabili nei confronti dei trend globali, senza muri che li proteggano. Come postulano Andrew McAfee e Erik Brynjolfsson nel loro libro The Second Machine Age, la Legge di Moore — la teoria secondo la quale velocità e potenza dei microchip raddoppiano ogni due anni — sta accrescendo la potenza di software, computer e robot con tale inesorabilità che ormai essi sostituiscono un numero crescente di posti di lavoro tradizionali da colletti bianchi e blu, producendone di continuo di nuovi, che richiedono tutti competenze sempre superiori. La rapida crescita dell’anidride carbonica nella nostra atmosfera, il degrado ambientale e la deforestazione provocati dall’aumento della popolazione sulla Terra — l’unica casa che abbiamo — stanno destabilizzando ancora più rapidamente gli ecosistemi di Madre Natura» (La Repubblica, 12 novembre 2014).

Come si vede, le tre potenti forze di cui parla Friedman hanno una sola disumana sostanza: quella capitalistica. Si tratta del Capitale giunto nella sua fase totalitaria – nel senso di totale, globale, mondiale, capillare, impalpabile (come l’aria che respiriamo!), invasiva, aggressiva… Come ne usciamo? «L’unico rimedio valido implica: infrastrutture resilienti, assistenza sanitaria accessibile, più start-up e opportunità di formazione continua per nuovi posti di lavoro, politiche immigratorie che attirino talenti, ambienti sostenibili, un debito gestibile e istituzioni pubbliche adattate per reggere il ritmo. State dicendo che si tratta soltanto di teoria?». Giammai! Chi sono io per giudicare le “utopie” capitalistiche degli scienziati sociali? D’altra parte, Obama e Xi Jinping si sono messi sulla buona strada, quantomeno per ciò che riguarda le sorti di «Madre Natura». Almeno questo ho capito nella mia enorme ingenuità compulsando i media di oggi.

Pensare positivo: ecco la nuova prospettiva rivoluzionaria! Ma non è cosa che possa commuovere il mio pessimismo cosmico. Ormai non ne posso fare a meno. Che peccato!

Sui temi qui appena evocati rimando a Robotica prossima ventura. La tecnologia del dominio.

presid3. Black site

Scrive Alessandro Mauceri (Notizie Geopolitiche, 12 novembre):

«In questi giorni, anche se molti media non ne parlano affatto, proprio gli Stati Uniti d’America, più volte presentatisi come paladini della democrazia e dei diritti civili su tutto il globo, sono sotto processo per aver violato la Convenzione Onu contro la tortura. Quando era un “semplice” senatore, Obama supportò la proposta di legge (poi convertita in legge) che proibiva espressamente ai funzionari Usa l’uso della tortura. Erano gli anni della presidenza di Bush, lo stesso che aveva dichiarato legittimo l’uso di tecniche di interrogatorio rafforzate, “enhanced interrogation techniques“ (chiamarle con il loro vero nome, “torture”, non sarebbe stato politically correct), nonché l’uso di tortura vera e propria in siti come Guantanamo (veri e propri lager definiti, nel 2006 da Bush, “black sites”, sparsi in molti Paesi del mondo: dall’Iraq all’Afghanistan fino al Pakistan e alla Tailandia). Gli Stati Uniti adottano queste “pratiche” da molto tempo. Lo sanno loro e lo sanno tutti gli altri Paesi. Secondo i legali della Casa Bianca, infatti, sembrerebbe che “non ci sia divieto all’uso di tortura fuori dal Paese”. Una soluzione “diplomatica” in pieno stile americano: da una parte si condanna la tortura e veri e propri lager come Guantanamo, dall’altro, nascondendosi dietro finte giustificazioni morali (“è necessario per combattere il terrorismo” oppure “a patto che lo si faccia all’estero”) si continua a torturare persone innocenti e a operare in aperta violazione di tutti i diritti civili. Gli stessi diritti che gli Stati Uniti d’America hanno detto di voler tutelare quando hanno inviato i propri eserciti alla conquista di Paesi dove, poi, spesso hanno aperto i loro black sites».

Com’è noto, il fine giustifica i mezzi. Il fine naturalmente è, in questo caso, la difesa e l’espansione della potenza sistemica (economica, tecnologica, militare) statunitense.

In realtà è tutto il mondo dominato dal Capitale nella sua fase imperialistica e totalitaria a essere un vero e proprio sito nero. Democrazia, diritti umani, diritti civili, sovranità nazionale, autodeterminazione dei popoli: trattasi di articoli politico-ideologici che le Potenze mondiali usano come oggetti contundenti nella lotta per l’egemonia sul mondo. Nonché articoli di fede per i cultori della “vera democrazia” e dei “diritti umani” – nella società-mondo sempre più disumana!

Solo degli ingenui potevano pensare all’America del progressista e “colorato” Obama nei termini di un imperialismo “dal volto umano”, e solo degli ingenui al cubo possono confidare nell’Onu e nelle altre organizzazioni internazionali preposte alla promozione della pace universale e alla difesa degli inviolabili – e puntualmente violati! – “diritti umani” per rendere meno violento, ingiusto e disumano questo capitalistico pianeta. Come sempre, la realistica politica del “male minore” non impedisce affatto gli esiti peggiori. Anzi!

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