DRAGHI E VISCO UNITI NELLA LOTTA

mario-draghi-568063Mentre i politici e i giornalisti del Bel Paese continuano ad alimentare il sempre più risibile e stucchevole dibattito intorno alla «flessibilità che deve coniugarsi con il rigore», Mario Draghi e Ignazio Visco hanno nuovamente posto sul tappeto, e questa volta con una chiarezza davvero disarmante, i corretti termini della questione: senza un’autorità sovranazionale centrale che detti e coordini le politiche economiche dei Paese che aderiscono alla moneta unica, il progetto europeista non farà molta strada.

Per progetto europeista intendo lo sforzo ormai ultradecennale di una parte consistente della classe dominante dei maggiori Paesi europei volto a fare dell’Unione Europea un polo capitalistico-imperialistico unitario in grado di competere su tutti i fronti (economico, tecnologico, politico, militare) con gli altri poli: Stati Uniti, Cina e Giappone, in primis.

Se i Paesi deboli dell’UE non realizzeranno le famose «riforme strutturali», così da colmare il forte gap che divide l’area più forte dell’Unione (l’area del virtuale marco tedesco) da quella più debole (l’area “meridionale”, Francia compresa), l’eurozona non diventerà mai un’area monetaria ottimale, per dirla con gli economisti seri, confermando con ciò le previsioni (leggi: gli interessi) degli americani e degli inglesi, da sempre contrari all’unificazione del Capitalismo europeo sotto l’egemonia della Germania, la sola potenza del Vecchio Continente in grado di portare a compimento questa oggettiva tendenza storica*.

Ma per il Presidente della BCE non si può lasciare al potere discrezionale dei singoli Stati la scottante questione dei “compiti a casa”: insomma, c’è bisogno di una «governance sulle riforme strutturali», perché «le riforme strutturali svolgono un ruolo cruciale nell’eurozona e i loro risultati non sono solo nell’interesse di un Paese, ma in quello dell’Unione nel suo complesso». E ancora (e più significativamente): «Le riforme hanno bisogno di una forte titolarità nazionale e di accordi sociali profondi, ma devono prevedere pure un organismo sovranazionale che renda più facile inquadrare i dibattiti nazionali. La persistenza delle differenze crea il rischio di squilibri permanenti, così da giustificare il fatto che le riforme siano disciplinate a livello comunitario». Musica per le teutoniche orecchie.

Quando Draghi parla di «accordi sociali profondi», intende dire che le famigerate quanto necessarie (per il Capitale) politiche lacrime e sangue vanno portate in porto con coerenza, senza concedere troppo all’arte del compromesso. Naturalmente in quest’opera “riformista” tesa a incidere a fondo sulla carne viva del corpo sociale i sindacati sono chiamati a svolgere un ruolo molto importante. Beninteso, un ruolo interamente speso sul terreno della conservazione sociale.

Richiamando il forte europeismo che sempre animò Tommaso Padoa-Schioppa, il Presidente della BCE non ha mancato di ripetere il mantra secondo cui «il nostro futuro è in una maggiore integrazione, non nella ri-nazionalizzazione delle nostre economie». Un pugno in pieno viso ai sovranisti d’ogni tendenza politica.

Dopo aver ricordato che l’euro «ha garantito la stabilità dei prezzi e protetto contro variazioni impreviste e forti del potere d’acquisto», e che dall’euro comunque «non si esce», il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha confessato l’altro ieri che la moneta unica europea sconta un solo limite: essere «una moneta senza Stato». Un limite non da poco, diciamo. Ma mentre i sovranisti deducono da questo limite la necessità di ritornare precipitosamente indietro, a pochi passi dall’abisso, Draghi e Visco fanno la deduzione opposta: andare rapidamente avanti, per non lasciarsi risucchiare dall’abisso nazionalistico.

semifinale-germania-brasile-gol-kloseIntanto, la Commissione Europea fa sapere che l’Italia non sta facendo i “compiti a casa”: a Roma si parla tanto di «riforme strutturali» ma si fa pochino, quasi niente. Ma Mister 40 per cento non aveva battuto la Cancelliera tedesca 7 a 1 a inizio luglio? O era un’altra partita?

* «La visione legata al metodo funzionalista dei padri fondatori ha portato come logica conseguenza alla creazione dell’euro (anche se la moneta unica avrebbe potuto essere dotata di strumenti di governo diversi o migliori). Il percorso funzionalista era in realtà un progetto fortemente poli­tico, con lo scopo principale di affrontare la sfida interna della grande Ger­mania al cuore del continente: l’integrazione come metodo per diluire il peso tedesco in modo benigno e costruttivo» (Marta Dassù, Aspenia, n.65/2014).

Per Robert Gilpin, «Al di là dei vantaggi economici del mercato unico, alla Francia interessa mantenere un certo margine di controllo sulla potente Germania riunificata» (Le insidie del capitalismo globale, p.190, Bocconi, 2001.

Come ho scritto altre volte, nel «sogno europeista» storicamente convergono (si “scaricano”) diverse e contrastanti esigenze. In primis quella di controllare da vicino la Germania: «Naturalmente, le “ambizioni egemoniche” che l’integrazione europea si riprometteva di contenere erano in particolare quelle di una nazione: la Germania. L’averla integrata e ammansita è stata la grande conquista dell’Europa» (Robert Kagan, Paradiso e potere, p. 62, Mondadori, 2003). La stessa Germania, immersa peraltro in un senso di colpa alimentato ad arte dalle potenze vittoriose, ha accettato di buon grado la camicia di forza “europeista”, e le ragioni, di assai facile comprensione, si compendiano in due date: 1918 e 1945. Due catastrofi epocali nell’arco di un tempo così breve avrebbero spezzato la volontà competitiva (un tempo chiamata «volontà di potenza») di qualsiasi nazione. Ma la Germania, se può essere contingentemente spezzata e ridotta al rango di Paese reietto, non può venir privata della sua storia e del suo corpo sociale, ossia di quella che chiamo Potenza sistemica.

Tanto alla fine della Prima quanto alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sostenere un’economia tedesca ridotta ai minimi tempi, e non l’hanno certo fatto per ragioni umanitarie, le quali nel contesto della competizione globale fra le Potenze mondiali si danno come mero strumento ideologico al servizio di obiettivi radicalmente disumani. Già Keynes, nel 1919 (Le conseguenze economiche della pace), sostenne che fiaccare la Germania significava mettere l’Europa nelle condizioni di produrre nuovi e più gravi disastri sociali.

angela-merkel-telefono-275638Aggiunte da Facebook:

BERLINO 1 WASHINGTON 0

«Dopo che lo scorso 4 luglio in Germania è stata arrestata una spia di 31 anni al soldo del Pentagono, la seconda in pochi giorni e comunque con ancora vivo lo scandalo del Datagate, il governo tedesco ha preso la decisione di espellere il capo della Cia in Germania. Il premier Angela Merkel ha dichiarato sarcastica che “spiare gli alleati è uno spreco di energie” e che con gli Stati Uniti “vedo una differenza di principi molto grande rispetto ai compiti dei servizi segreti dopo la guerra fredda”. Poco dopo il comunicato riportato da Seibert è arrivata la nota degli Usa attraverso l’ambasciata a Berlino: “E’ essenziale – si legge – proseguire con la cooperazione con le autorità tedesche sul fronte dell’intelligence e della sicurezza”. E Berlino ha replicato rispondendo che “Tuttavia la fiducia deve essere reciproca“» (Notizie Geopolitiche).

Dopo l’apertura della grave crisi diplomatica fra Berlino e Washington pare che la leadership antiamericana del pianeta si sia spaccata. Infatti, una sua parte sembra si stia orientando a tifare “tatticamente” la Germania nella finale di domenica allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro. Il derby papale pare pendere sempre più dalla parte dell’ex Pastore Tedesco, grande tifoso del Bayern di Monaco.

German Chancellor Angela Merkel on China visitGERMANIA 7 STATI UNITI 1

E Imperialismo al centro! Pardon, palla al centro…

«È il suo settimo viaggio in Cina da quando ricopre la carica di cancelliere. Un viaggio segnato dalla firma di importanti accordi commerciali tra i due Paesi. In particolare, tra le intese raggiunte, quelle per l’apertura di due nuovi stabilimenti Volkswagen e per la vendita di 123 elicotteri Airbus» (Chinanewsitaly).

«La missione cinese di Angela Merkel ha carattere fortemente commerciale. Tra i maggiori risultati della visita c’è l’accordo per la vendita di cento elicotteri Airbus alla Cina firmato alla Grande Sala del Popolo alla presenza della cancelliera tedesca e del primo ministro cinese, Li Keqiang. Le esportazioni tedesche in Cina hanno raggiunto i 67 miliardi di euro lo scorso anno, e Berlino rappresenta il secondo più importante mercato di esportazioni verso Pechino dopo gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Le importazioni cinesi in Germania hanno invece toccato quota 73 miliardi di euro» (Agichina).

Tra le aree di maggiore interesse economico, la Cancelliera ha elencato quella dell’efficienza energetica per le nuove città cinesi. Una pietanza davvero invitante. «La Germania vorrebbe aiutare la Cina, incluso il Sichuan, a realizzare la propria strategia di sviluppo dell’urbanizzazione», ha detto la Merkel. Quando vuole, il Capitale sa essere altruista…

Per Sergio Romano l’ennesima visita di Angela Merkel nel Celeste Capitalismo ha avuto anche un forte significato politico: «È come se la Cancelliera avesse detto agli americani (che non nascondano una certa apprensione per l’attivismo della fräulein): “Non siamo disposti a piegarci alla volontà degli altri. In primo luogo noi badiamo ai nostri interessi». Per l’editorialista del Corriere della Sera, la stessa vicenda dell’espulsione del capo della Cia in Germania ha dimostrato che in Europa c’è almeno un Paese che non è disposto ad accettare in silenzio tutto quello che fanno gli “alleati” americani.

In effetti, la potenza economica tedesca non è un’opinione. E la competizione capitalistica a tutto campo non è mai stata un pranzo di gala.

mario-draghi-cappello2-215200KAISER DRAGHI E LA MINACCIA ESISTENZIALE

Proprio in coincidenza con la diffusione da parte dell’Eurostat (14 luglio) dei pessimi dati sulla produzione industriale nell’eurozona (un calo dell’1,1 per cento rispetto al mese precedente), il Presidente della BCE Mario Draghi ha ribadito il fondamentale concetto espresso a Londra qualche giorno fa: «bisogna approfittare dell’opportunità di un nuovo parlamento e di una nuova commissione per riflettere sull’architettura della zona euro. In particolare credo vi sia spazio per un governo comune delle riforme strutturali».

Forse per la prima volta Kaiser Draghi si è lasciato andare a questa pessimistica considerazione, un po’ per fare pressione sul partito della flessibilità (vedi Renzi e Hollande), un po’ per lanciare un monito sulla base di dati incontrovertibili: «La disoccupazione troppo alta può diventare una minaccia esistenziale per l’eurozona».

A proposito del velleitario e parolaio partito della flessibilità, il Presidentissimo ha dichiarato con apprezzabile (da chi scrive!) ironia ««Non mi è chiara, ma forse perché non sono un uomo politico, la chimica di flessibilità che garantisca alle regole l’essenziale credibilità».

Annunci

One thought on “DRAGHI E VISCO UNITI NELLA LOTTA

  1. pur con il 40% una riforma politica che svecchi i putrescenti equilibri su cui si regge l’arretrata civiltà capitalistica italiana rimane una mission impossible.
    ma poi chi la vuole davvero? gli imprenditori dovrebbero ricominciare a percorrere il pericoloso sentiero che porta al plus-valore investendo massicciamente in capitale costante senza più l’appoggio del player statale; le banche a concedere prestiti senza chiedere una copertura eccessiva e senza più regalare soldi agli amici; gli operai a lavorare ancora di più per ancora meno; gli impiegati del parastato ad accettare una gigantesca accelerazione della produttività, i tagli al personale e la redistribuzione sul territorio; tante fra le branche in cui si divide la classe media diverrebbero rami secchi a favore di altri…
    un concentrato di rivoluzione borghese come non s’è mai vista..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...